APPESI AD UN FILAMENTO DI REALTA’

L’identità è la sintesi di un rapporto, in cui convergono sistemi simbolici, biologici e orbite esistenziali alle prese con la complessità della vita. Il polo di attrazione attorno cui ruotano questi sistemi è il soggetto, desinenza declinata secondo l’insieme di pratiche linguistico-sociali che costituiscono la sua nicchia ecologica, e che si appropriano del suo sistema interiore. Questo processo di appropriazione è il luogo in cui si forma un individuo, coerente con un insieme sociale. I desideri che urgono nel suo corpo e le tristezze che lo attraversano, risiedono nei flussi linguistici che si sono innestati dentro la sua esperienza.
Non esiste via di fuga verso un autentico che in qualche modo non sia già espressione di una decidibilità decisa dentro la forma del linguaggio. La sua forza agisce direttamente sul livello primitivo ed incoscio in modo tale che l’uomo percepisce come naturali e non come derivate le qualità del proprio io. Ma Io è una relazione. Ed è da questa caratteristica che germoglia nel bios la possibilità di comunicare ed essere comunicato ma anche di essere organizzato e dominato secondo le idee politiche che l’uomo ha espresso nelle epoche che si sono succedute sulla terra.
Biopolitica è il termine che Michel Foucault usa per descrivere questo rapporto. Esso indica la dinamica attraverso cui il soggetto è posseduto dai codici di cui si è dotato per scrutare il silenzio delle cose. Tali codici, sommati all’apparato tecnico di cui gli uomini si circondano, sono la forma che assume il comportamento collettivo.
Le schedature del corpo e le analisi delle attitudini che la scienza, la tecnica e la giurisprudenza compiono in modo permanente sull’individuo, costituiscono un dispositivo tecnologico che permette l’oggettivazione del soggetto in uno schema complesso di informazioni che ne consente l’uso sociale.
Questo è possibile poiché il linguaggio funziona come un codice di programmazione del comportamento e della percezione, e la sua assunzione da parte del soggetto come modello di cosmo non rientra nel campo delle scelte. Esso precede la scelta, tanto quanto l’essere venuti al mondo con un corpo, due occhi, un Dna e tutto il resto. Non è possibile stabilire una separazione netta tra il livello biologico e quello linguistico. Esistono una quantità di sfumature che evidenziano quanto l’aspetto linguistico contenga un residuo biologico e quanto l’aspetto biologico contenga una forma linguistica. Le tribù Hopi del New Mexico hanno un unico termine per indicare il blu e il verde. Questo implica che la loro percezione nervosa identifica un unico fenomeno linguistico laddove la nostra cultura ne identifica due. Allo stesso modo gli eschimesi indicano il bianco con venti parole diverse.
Entrambe queste dimensioni sono elementi dati.
Ma esiste allora un punto di fuga verso la libertà? Verso la scelta?
Questo luogo è ancora il soggetto. In esso si realizza la dimensione della soggezione al linguaggio e al corpo nel loro essere dati, ma nel contempo la possibilità stessa della critica, che nasce nella congiuntura con l’esperienza. E’ qui che il linguaggio si trova esposto all’eterogeneo. Ed è qui che particelle di entropia e desideri lo investo, lo rivestono, lo attraversano.
La dinamica interiore di questo processo,  rimane pur sempre bio-linguistica, poiché non esiste una nudità linguistica. La realtà di cui ci appropriamo e che si appropria di noi è, in ogni caso, il risultato di un processo di mediazione attuato da un sistema nervoso, sia esso linguistico, organico o tutte e due le cose insieme.
La struttura profonda che rende possibile un tale sistema è l’essere relazione di tutte le cose. Ed è la relazione tra il già vissuto del linguaggio e l’esperienza viva dell’io, la condizione sorgiva dell’individuo. Una condizione perpetua di attraversamento, un andare al di là che è sempre e ancora uno stare al di qua.
In questo essere costantemente sul confine l’umanità prende coscienza che non deve realizzare nessuna essenza o sostanza o destino storico. Gli apparati che la catturano sono sempre il risultato ideologico di una congiuntura storica che porta in grembo i destini individuali e collettivi.
Ma il destino, visto da qui, è una unione di particelle, e come tale ha un luogo, un tempo e un corpo, che lo rendono continuamente attuale rispetto a tutti i flussi magnetici che, su di esso, esercitano la loro attrazione. Questa attualità è il varco che fonda la possibilità della critica e dell’esperienza etica.

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